giovedì 26 gennaio 2017
On Body and Soul
Due cervi si guardano nel ghiaccio, a distanza, si avvicinano con cautela, quasi si sfiorano e poi scappano. Nell’incipit di On Body and Soul, in cui l’ungherese Ildikò Enyedi (Simon magus) torna al lungometraggio dopo quasi 18 anni, c’è chiuso il racconto e l’andamento del film, le atmosfere e i sentimenti con una precisione quasi programmatica o didascalica.
In concorso a Berlino 2017, il film racconta della curiosa storia d’amore tra Endre, il direttore di un mattatoio con un braccio paralizzato, e Maria, nuova ispettrice del controllo qualità la cui menomazione è affettiva. I difficili tentativi di avvicinamento si sbloccheranno quando scoprono di fare lo stesso sogno, in cui sono due cervi che vivono nel bosco ghiacciato. Tutto giocata su metafore e allegorie evidenti fin dalla prima scena (l’utilizzo degli animali, degli oggetti, delle disfunzioni psichiche e fisiche: tutto ridonda e sottolinea il cuore del film), la sceneggiatura della stessa Enyedi compone un quadro curioso, in cui la commedia sentimentale diviene bizzarra e straniante ricognizione psicologica ed esistenziale.
Al fondo di On Body and Soul ci sarebbe “soltanto” il corteggiamento di due animali solitari che sfidano le loro remore (non solo l’anaffettività compulsiva di Maria, anche la pace dei sensi di Endre) per avvicinarsi, per tornare a vivere possibilmente insieme: è il lavoro che Enyedi fa attorno ai personaggi che porta il film un passo oltre, l’utilizzo di inquadrature perfette dentro cui sbozzare le imprecisioni dei sentimenti, una messinscena sapiente e ironica che supera gli schematismi e le programmaticità dello script.
Un film bizzarramente normale, sempre a rischio di stufare lo spettatore con le stranezze dei suoi personaggi, sempre sul sottile limite della macchietta e dell’umorismo non calibrato, ma che si fa apprezzare per l’occhio attento, per la distanza giusta dalle situazioni, per il calibro con cui leviga le interpretazioni di Alexandra Borbély e Geza Morcsany e sa gestire i momenti più a rischio. Un buon ritorno.
Fonte: QUI
martedì 17 gennaio 2017
Bye Bye Germany
La truffa, la mascherata, la menzogna come vendetta ma soprattutto come metodo di sopravvivenza che risale a secoli addietro: Sam Garbarski racconta a suo modo le radici del popolo ebraico con Bye Bye Germany, presentato al festival di Berlino nella sezione Special Gala, e tra i film tedeschi più attesi in patria di questo inizio di 2017.
Facile capire il perché: Garbarski racconta di cosa successe agli ebrei di Francoforte subito dopo la fine della 2° guerra mondiale attraverso le gesta di David, un mercante, e dei suoi amici che in attesa della licenza statunitense per lasciare la Germania progettano una serie di truffe ai danni dei tedeschi che hanno partecipato alla guerra coi nazisti. Ma la licenza di David tarda ad arrivare: il perché sta in un segreto che si porta dietro dai campi di concentramento. L’interessante sceneggiatura di Michel Bergmann punta alla commedia drammatico, alla rilettura più leggera e mainstream del dramma del popolo ebraico, mescolando leggerezza e pathos.
Sulla carta a Bye Bye Germany non manca nulla: una storia avvincente che a un certo punto si sdoppia tra passato e presente, una struttura efficace in cui i flashback vengono gestiti con sapienza, un personaggio a tutto tondo come quello principale attraverso cui far emergere le riflessioni sulla menzogna e il travestimento, sul senso dello spettacolo e del racconto, sul collaborazionismo come ferita aperta di un popolo ma anche sulla sua elaborazione. Ma Garbarski non riesce a gestire i toni e i registri del film, gli manca innanzitutto l’umorismo e la leggerezza per giocare con la commedia su un terreno così scivoloso. E così facendo, il contrasto col lato drammatico del film si perde e il pathos sembra fuori luogo.
Un canto decisamente stonato a cui una confezione da prima serata televisiva (ricostruzione storica elementare, musiche di piatta banalità) chiude ogni possibilità di riuscita e che nemmeno la buona volontà degli attori, in primis Moritz Bleibtreu, che soffre delle incertezze di Garbarski e spesso sembra fuori parte. Un tentativo coraggioso, certo, ma anche un passo molto più lungo della gamba.
Fonte: QUI
mercoledì 4 gennaio 2017
Parola di Dio
Alle ragazze non dovrebbe essere concesso di partecipare alle lezioni di nuoto in bikini. Insegnare educazione sessuale a scuola è sbagliato. L'evoluzionismo è una teoria non provata e dovrebbe essere affiancata al creazionismo. Sono queste e altre le osservazioni che il giovane protagonista in piena crisi mistica, muove a chi gli sta intorno, citando a memoria i passi più cruenti della Bibbia e tentando di imporre anche ai suoi compagni di scuola la sua ortodossia estrema. L'unica voce che gli si contrappone è quella di Elena, giovane professoressa di biologia cresciuta alla scuola della scienza e del razionalismo. Ma come si può rispondere con la sola Ragione a chi nutre una Fede cieca?
DATA USCITA: 27 ottobre 2016
GENERE: Drammatico
ANNO: 2016
REGIA: Kirill Serebrennikov
ATTORI: Viktoriya Isakova, Yuliya Aug, Pyotr Skvortsov
SCENEGGIATURA: Kirill Serebrennikov
PRODUZIONE: Hype Film
DISTRIBUZIONE: I Wonder Pictures
PAESE: Russia
DURATA: 118 Min
Fonte:Clicca Qui
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